- Progetto
- Obiettivi dello studio e criteri di inclusione
- Disegno dello studio
- Misure di outcome e dimensioni del campione
- Rischi e benefici per i bambini arruolati
Epoca di introduzione del glutine e frequenza di celiachia: studio prospettico multicentrico nei familiari del celiaco.
Background
La celiachia è una enteropatia immuno-mediata causata dalla ingestione di cereali contenenti glutine (frumento, orzo e segale) nei soggetti geneticamente predisposti. Tra i geni che predispongono alla celiachia, è ormai ben noto il ruolo primario di alcuni alleli del sistema maggiore di istocompatibilità (HLA DQ2 e DQ8). La celiachia è una delle malattie permanenti più comuni in assoluto, presentando una frequenza dello 0.5 – 1 % nella popolazione generale europea. Nei familiari di primo grado di pazienti celiaci, a causa della segregazione familiare dei geni di predisposizione, la frequenza è ben maggiore e si aggira attorno al 10 %. 1
Nelle forme tipiche la celiachia compare nei primi anni di vita, con una sintomatologia prevalentemente gastrointestinale (diarrea cronica, calo di peso, malnutrizione). La malattia si manifesta gradualmente, in genere con una latenza di diversi mesi dalla introduzione del glutine nella dieta del bambino.
Sebbene sia noto che la presenza di glutine nella dieta rappresenti un fattore necessario allo sviluppo della celiachia, non è chiaro quale sia il ruolo patogenetico dell’epoca di introduzione del glutine.
In Europa vi è la diffusa tendenza ad introdurre i primi alimenti contenenti glutine attorno ai 6 mesi, condotta tuttavia non supportata da alcun dato scientifico. Da una parte, dati di natura epidemiologica suggerirebbero che una introduzione tardiva del glutine nella dieta del bambino possa diminuire il rischio di sviluppo di malattia. 2 D’altra parte, è stato obiettato che il ritardo nell’introduzione del glutine potrebbe avere solo l’effetto di posticipare la comparsa dei sintomi senza modificare la frequenza di malattia. Ciò ha portato alcuni a suggerire, al contrario, una precoce introduzione di glutine, ad esempio all’età di 3 mesi, al fine di “slatentizzare” la malattia nei soggetti a rischio, anticipando il più possibile il trattamento della stessa. Infine, uno studio recente avrebbe evidenziato un maggior rischio di celiachia sia nei bambini divezzati precocemente (prima dei 4 mesi), che in quelli divezzati tardivamente (dopo l’ottavo mese). 3
Bibliografia
- Fasano A, Catassi C. Current approaches to diagnosis and treatment of celiac disease: an evolvine spectrum. Gastroenterology 2001; 120: 636-51. ↩
- Ivarsson A, Persson LA, Nystrom L, Ascher H, Cavell B, Danielsson L, et al. Epidemic of celiac disease in Swedish children. Acta Paediatr 2000; 89: 165-71. ↩
- Norris JM, Barriga K, Klingensmith G, Hoffman M, Eisenbarth GS, Erlich HA, et al. Timing of initial cereal exposure in infancy and risk of islet autoimmunity. JAMA 2003; 290: 1713-20. ↩



